Dagli appunti di Puškin: «Mosca 1811. Una vecchia. Due figlie. Una ingenua l’altra romantica. Due amici le frequentano. Uno è libertino; l’altro è un diavolo innamorato. Il diavolo innamorato ama la minore e vuole mandare in rovina il giovane. La figlia maggiore impazzisce d’amore per il diavolo innamorato». Questo canovaccio fantastico-demoniaco occupò per lungo tempo lo scrittore russo, finché, una sera del 1828, in un salotto alla moda, «tra la trepidazione di tutte le dame», Puškin racconta la «storia del diavolo innamorato». Lo fa quasi a «titolo sperimentale», probabilmente col piacere del manipolatore di elementi: l’amore casto e l’amor carnale, la solitudine e la vita dissoluta, le notti di Pietroburgo, il mondo del sogno e il volto mostruoso della realtà, il doppio dell’animo umano, il Male. Il risultato dell’esperimento è La solitaria casetta sull’isola di Vasilij.
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Dagli appunti di Puškin: «Mosca 1811. Una vecchia. Due figlie. Una ingenua l’altra romantica. Due amici le frequentano. Uno è libertino; l’altro è un diavolo innamorato. Il diavolo innamorato ama la minore e vuole mandare in rovina il giovane. La figlia maggiore impazzisce d’amore per il diavolo innamorato». Questo canovaccio fantastico-demoniaco occupò per lungo tempo lo scrittore russo, finché, una sera del 1828, in un salotto alla moda, «tra la trepidazione di tutte le dame», Puškin racconta la «storia del diavolo innamorato». Lo fa quasi a «titolo sperimentale», probabilmente col piacere del manipolatore di elementi: l’amore casto e l’amor carnale, la solitudine e la vita dissoluta, le notti di Pietroburgo, il mondo del sogno e il volto mostruoso della realtà, il doppio dell’animo umano, il Male. Il risultato dell’esperimento è La solitaria casetta sull’isola di Vasilij.