"Il mio primo contatto con l'omicidio avvenne all'età di undici anni. Era il 1944, nel corso degli scontri tra induisti e musulmani che hanno preceduto l'indipendenza indiana. Kader Mia era un musulmano, e per gli spietati criminali indù che lo avevano aggredito quella era l'unica identità importante. La violenza settaria oggi non è meno rozza. È una grossolana brutalità che poggia su una grande confusione concettuale riguardo alle identità degli individui, capace di trasformare esseri umani multidimensionali in creature a un'unica dimensione."
Il cosiddetto scontro di civiltà si basa sull'idea che esistano gruppi umani - anche grandissimi - che si riconoscono in un'unica identità: nella fattispecie, essere islamici oppure occidentali. Niente di più sbagliato, dice Sen. Non è forse vero che, nella nostra vita quotidiana, noi ci consideriamo membri, contemporaneamente, di tutta una serie di gruppi diversi? La stessa persona può essere, senza la minima contraddizione, cittadina americana, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristiana, donna, amante del teatro... Ognuna di queste collettività le conferisce una determinata identità, ma nessuna di esse può essere considerata l'unica categoria di appartenenza della persona. Partendo da queste riflessioni e attingendo alla storia, all'economia, alla scienza, alla letteratura e alle sue personali esperienze di vita, facili e difficili, vissute in tre continenti, l'autore tratteggia in questa pagine la visione illuminante di un mondo che, indirizzato dall'umanità verso la pratica dello scontro e della violenza, può ancora correggere la propria rotta per abbracciare la pace e la tolleranza globali.
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"Il mio primo contatto con l'omicidio avvenne all'età di undici anni. Era il 1944, nel corso degli scontri tra induisti e musulmani che hanno preceduto l'indipendenza indiana. Kader Mia era un musulmano, e per gli spietati criminali indù che lo avevano aggredito quella era l'unica identità importante. La violenza settaria oggi non è meno rozza. È una grossolana brutalità che poggia su una grande confusione concettuale riguardo alle identità degli individui, capace di trasformare esseri umani multidimensionali in creature a un'unica dimensione."
Il cosiddetto scontro di civiltà si basa sull'idea che esistano gruppi umani - anche grandissimi - che si riconoscono in un'unica identità: nella fattispecie, essere islamici oppure occidentali. Niente di più sbagliato, dice Sen. Non è forse vero che, nella nostra vita quotidiana, noi ci consideriamo membri, contemporaneamente, di tutta una serie di gruppi diversi? La stessa persona può essere, senza la minima contraddizione, cittadina americana, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristiana, donna, amante del teatro... Ognuna di queste collettività le conferisce una determinata identità, ma nessuna di esse può essere considerata l'unica categoria di appartenenza della persona. Partendo da queste riflessioni e attingendo alla storia, all'economia, alla scienza, alla letteratura e alle sue personali esperienze di vita, facili e difficili, vissute in tre continenti, l'autore tratteggia in questa pagine la visione illuminante di un mondo che, indirizzato dall'umanità verso la pratica dello scontro e della violenza, può ancora correggere la propria rotta per abbracciare la pace e la tolleranza globali.