Lacrime e santi

Emile Michel Cioran

Book 246 of Piccola biblioteca

Language: Italian

Publisher: Adelphi

Published: Jan 1, 1990

Description:

e si vuole capire questa opera di Cioran bisogna stare bene attenti ai tre poli, che sono la musica, i santi e le lacrime. I tre poli sono intimamente e segretamente legati, la musica è stata legata, come notare Cioran, da Nietzsche il quale affermava l’impossibilità di distinguere tra le due cose; dunque non è possibile immaginare una musica senza lacrime, ogni nota è una goccia sul nostro viso, nelle sinfonie le nostre lacrime sono fiumi. Dalla musica si arriva al divino, oggetto di sinfonie, in fondo la musica è un mezzo per gli uomini per tentare di sfiorare Dio. Le lacrime al contrario sono legate al dolore, ma quelle lacrime per la musica sono lacrime che spesso nascono anche dalla memoria. Del santo invece qui nell’opera sembra essere rappresentato solo l’accanimento contro gli altri uomini, tutto ciò che è materiale, quasi una sua ossessione. Quello sul divino è un accanimento, un odio frenetico, che mostra una ricerca continua, un continuo assalto, una guerra dio trincea tra l’individuo e se non Dio stesso quanto meno la sua idea. Così abbiamo capito che le lacrime sono legate alla musica, la musica, come nel Messian di Handel si collega al divino, da qui troviamo un legame tra il santo e la musica. Non penso che vi sia alcun legame tra lacrime e santi, quei sono opposti, le lacrime sono il più delle volte gli effetti della memoria, il santo è un accanito, anche contro il tempo e ricordi. Il principio secondo cui è meglio non essere mai nati , rende più vicina ai santi una persona qualunque a mio avviso. Il santo è un grande negatore della carne sempre pronto a interpellare Dio, non smetterà mai di tormentarlo. La lotta Giobbiana con Dio, è uno degli elementi che caratterizzano la filosofia di Cioran, non solo ma è anche uno degli argomenti portanti di questo libro; infatti anche se si parla di santi e mistici, più che altro Cioran è quello che ha in mente, potremmo dire il suo modello quasi. Non smetterà mai Cioran , di interpellare Dio, non tanto per farsi odiare dagli atei, ma proprio perché un quasi un suo vizio, una abitudine che non perde e che non molla. Solo detto questo si possono capire le sue parole quando dice:

“ Impossibile amare Dio altrimenti che odiandolo! Se in un processo senza precedenti venisse
provato e messo a verbale la sua inesistenza, nulla mai potrebbe sopprimere la rabbia – un miscuglio di lucidità e di demenza – di chi ha bisogno di Dio per estinguere la propria sete d’amore e più spesso di odio. Che cosa è Dio, se non un monumento sul limitare della nostra distruzione? E che cosa importa se esiste o no, se per suo mezzo la nostra lucidità e la nostra follia si bilanciassero e noi ci placheremmo avvinghiandoci a lui con passione assassina?” (Cioran)